TRAVIATA - REQUIEM PER UNA SGUALDRINA
 

di Tobia Rossi
regia di Manuel Renga

con Anna Righettini (soprano), Chiara Anicito (attrice), Claudio Gay (pianoforte)


Non c’è niente di romantico nella Traviata.
E’ la storia del richiamo della morte; Margherita/Violetta compie una graduale inesorabile discesa nell’abisso, la vediamo risucchiata dal gorgo fin da subito, incatenata al suo destino.
Le pallide e imbelli figure, maschili perlopiù, che le stanno intorno contribuiscono alla sua fine, il mondo attorno a lei la corrode, la divora.

Se si accarezzano oggi il romanzo di Dumas e il melodramma di Verdi – oggetti di culto e anche di lusso, cimeli della cultura occidentale – quello che più risuona rispetto a noi è il disegno del Mondo come un grande spietato tritacarne che ingurgita le persone, le mastica e le digerisce, polverizza ogni possibilità per l’amore di affermarsi.
C’è passione, c’è un amore disperato, c’è violenze nel mondo di Violetta, c’è tutto il melodramma verdiano che esplode all’ennesima potenza.
Un monologo a tre voci la nostra Traviata, tre voci (un canto disperato, la musica e la voce) che si rincorrono, si commentano, si sormontano scivolando lentamente verso il fango. 
Le parole dell’opera verdiana, del romanzo di Dumas insieme alle più famose arie verranno riscritte, reinterpretate fino a giungere alla nostra, nuova visione di questo racconto, di questa fiaba nera e notturna.

 

Violetta è la dirigente di una società di escort di alto lignaggio.

Violetta è un fantasma.

Violetta è malata.

Violetta è una bambina.

Violetta è una sgualdrina.

Violetta è condannta.

Violetta ama. Follemente.

Violetta canta.

Violetta va a vedere la Traviata.

Violetta lotta contro gli uomini.

Violetta non sogna più le cose brutte.

Violetta è tutti noi.

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