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IL SEGRETO DEGLI INVINCIBILI

Il Grande Torino, un allenatore ebreo e la follia della Shoah
 

Un progetto di Manuel Renga e Simone Dini Gandini

 

Drammaturgia Simone Dini Gandini

Regia Manuel Renga

Con Valerio Ameli e Andrea Faccioli

Produzione Fondazione Aida

In collaborazione con CHRONOS3

 

Ispirato a Il misterioso segreto degli invincibili (Grappolo di Libri, 2019) di Simone Dini Gandini.

Il segreto degli invincibili racconta uno dei periodi più bui della storia italiana ed europea, quello della follia nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale attraverso la storia, unica, di Ernő Erbstein, calciatore prima e allenatore poi, che ha saputo creare il mito di una delle squadre di calcio che ogni italiano ha nel cuore: il Grande Torino.

Tratto da Il misterioso segreto degli invincibili (Grappolo di Libri, 2019) di Simone Dini Gandini lo spettacolo racconta uno dei periodi più bui della storia italiana ed europea, quello della follia nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale. Il calcio è quindi il pretesto per raccontare quegli anni tetri, così da restituire al pubblico un affresco dell’Italia stretta nella morsa del fascismo, nella quale, comunque, c’è stato chi ha avuto la forza e il coraggio di rimanere umano di resistere. Contestualmente, seguendo la parabola sportiva del Grande Torino, si assisterà anche all’entusiasmo, all’energia e alla voglia di riscatto e rinascita degli anni subito seguenti alla guerra, anni in cui i granata dominavano appunto il campionato di calcio mentre l’Italia a due ruote si divideva tra il tifo per Coppi e quello per Bartali, il tutto correlato da immagini d’archivio dai Cinegiornali, radiocronache e articoli di giornale dell’epoca.

 

L’epopea si conclude il 4 maggio del 1949, quando Erbstein e tutta la squadra, perdono la vita nello schianto aereo contro il bastione della basilica di Superga. Da quel giorno finisce la storia e inizia il mito. Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto, è soltanto in trasferta, come scriveva Indro Montanelli, nel Corriere della Sera, il 5 maggio 1949.

 

In scena un attore, Valerio Ameli, che, con pennellate leggere, dipingerà il quadro di quell’Italia e ripercorrerà insieme a Erbstein la sua rocambolesca fuga dalle Leggi fascistissime e il suo internamento in campo di lavoro. Un musicista polistrumentista, Andrea Faccioli, accompagnerà invece gli spettatori nelle melodie degli anni ’20, ’30 e ’40, canzonette sotto la cui apparenza frivola spesso si nascondevano messaggi sovversivi, pericolosi per il Regime fascista.