TESTASTORTA

la storia inventata

 

Drammaturgia di  Tobia Rossi

Tratto dal romanzo "Testastorta" di Nava Semel

Regia di Manuel Renga

Con Alessandro Lussiana e Valeria Perdonò

 

SINOSSI

 

Una favola per adulti sospesa tra Fantasia e Storia

che racconta – attraverso lo sguardo sognante e

spietato di un bambino – gli orrori della guerra,

i buchi neri della nostra coscienza collettiva. 

 

Tommaso ha dieci anni quando viene adottato da

due donne bizzarre e selvatiche, una madre e una

figlia con un passato turbolento e qualche segreto

che abitano un’immensa e fatiscente cascina in

mezzo alla campagna.

Siamo nell’Italia del Nord, nel pieno della Seconda

Guerra Mondiale.

Presto Tommaso si rende conto che nella soffitta,

nella parte diroccata della cascina, c’è nascosto

qualcosa. O qualcuno.

La fantasia di Tommaso si scatena, si lancia in

improbabili esplorazioni e investigazioni, fino a far

emergere una sconvolgente verità che lo riguarda

da vicino, più di quanto egli non creda…

 

 

PUBBLICO

Testastorta è uno spettacolo adatto a tutti, con particolare riferimento ai temi di interesse sociale della Shoah e della Resistenza Partigiana.

Il testo è particolarmente adatto quindi ad essere rappresentato anche nelle scuole.

 

 

NOTE DI REGIA

Una drammaturgia fluida, che mescola l’io narrante alle situazioni del testo consente di viaggiare liberamente nel tempo e nello spazio, assumendo di volta in volta il punto di vista dei diversi personaggi, per raccontare questa storia così unica e così universale.

Il perché di questo spettacolo è presto detto: si tratta di un racconto, di una fiaba che mette in luce alcuni buchi neri della nostra storia, eventi che la mente vuole dimenticare, vuole epurare perché troppo dolorosi, che invece devono restare indelebili, marchiati a fuoco, perché i diritti fondamentali degli esseri umani non vengano mai più calpestati, anche se i recenti avvenimenti di cronaca lascerebbero pensare il contrario.

Abbiamo deciso di raccontare la storia di un bambino, Tommaso. Di una famiglia, madre e zia adottive. Di un piccolo paese nelle montagne del nord Italia. Questa scelta ci permette di raccontare la nostra storia usando lo strumento della fantasia che deforma, innalza, distrugge, impreziosisce senza rispondere a leggi razionali.

La storia inventata è una mistery story: nella soffitta c’è davvero qualcosa, oppure sono tutte invenzioni di Tommaso? Ma le invenzioni fanno rumore? Il nostro protagonista crede di no ed inizia così il suo percorso verso “la principessa”.

Ma quando tutto sembra andare per il meglio, la tranquilla routine della cascina, così faticosamente conservata dalle due donne, anche a scapito del proprio benessere, viene turbata. Ed è l’inizio della fine.

Abbiamo deciso di ambientare lo spettacolo nel luogo della memoria per antonomasia, nella soffitta della cascina. La soffitta contiene gli oggetti del passato, gli elementi della nostra storia che verranno di volta in volta riscoperti e grazie ai personaggi prenderanno di nuovo vita.

I luoghi in cui lo spettacolo è ambientato ruotano tutti intorno alla cascina, e i personaggi scivolano fuori dall’ombra dei muri delle stanze della casa, portano il loro racconto e vi ritornano.

Lo spazio disegnato da Marina Conti e Stefano Zullo è creato con pochi ma precisi oggetti di scena mossi dagli attori, capaci grazie alla narrazione di spostarsi e catapultarsi da un luogo ad un altro, facendo leva sull’immaginazione. Pochi e poveri oggetti, simbolo del “poco e povero” che doveva farsi bastare la gente nel periodo della guerra.

 

La narrazione sarà musicale, perché la musica è parte integrante di questa storia. La musica dà speranza ai personaggi, copre i cattivi pensieri, la musica dà origine a questa storia.

La musica permette di sopportare la claustrofobia, la reclusione nella soffitta, permette di salvarsi dalla follia.

La musica delle cose, dei piccoli oggetti, la musica della natura.

 

Il cambio dell’io narrante ci permette di costruire i personaggi in modo tridimensionale: ogni personaggio sarà diverso agli occhi del pubblico se visto da Tommaso oppure da Maddalena.

Come nella tradizione delle fiabe (non necessariamente per bambini) i personaggi saranno caratterizzati, enfatizzati, senza perdere però la dimensione cruda e realistica di ciò che succede.

Ancora la contraddizione più importante: i personaggi di una fiaba nel crudo contesto della guerra, fin troppo reale.

 

Quali mosse faranno i nostri personaggi per salvare le loro anime dalla guerra? Quanto ci si può spingere per farlo?

“What price will people pay to maintain their humanity in dire circumstances, and how far are we willing to go to save a single soul?“ N.Semel

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