MARIA SOTTERRATA

la storia terra trema, la volontà no

 

di Davide Lo Schiavo

regia Valentina Malcotti

con Valeria Sara Costantin 

costumi Antonella De Iorio
scenografie Antonella De Iorio, Verdiana Moretti, Debora Riva


Spettacolo secondo classificato al Premio Sonia Bonacina 2017


realizzato con il contributo del Comune di Gemona del Friuli

in collaborazione con LAB Laboratorio Internazionale della Comunicazione
 

Dalle macerie, un inno alla vita.

 

SINOSSI

 

La pièce, monologo tragicomico che prende spunto dalle vicende del terremoto del 1976 in Friuli, racconta la storia di una giovane ragazza di Gemona, Maria Fantìn, che sogna di diventare un’abile sarta e lavorare in un atelier di moda a Parigi. Il terremoto sconvolge la sua realtà: Maria rimane imprigionata sotto le macerie, non sa più dove si trova, non riesce ad uscire. Ecco che, nell’infinita attesa, scaturiscono i ricordi.

In uno spazio ed un tempo in continuo mutamento ripercorre la sua vita nel tentativo di ritrovare la propria identità per sfuggire alla cinica Nostra Signora Morte, anch’essa rimasta incastrata sotto il terremoto, suo malgrado.

Le parole di Maria rievocano la sua vita passata: l’infanzia, le amicizie perdute, il primo amore, la prima discoteca, il lavoro in manifattura, la Gemona sconosciuta di prima del terremoto, la sua famiglia.

Maria combatte fra passato e futuro sospesa in un limbo di attesa: oscillando tra vita e morte, le circostanze del crollo e lo scacco con Nostra Signora Morte, la costringeranno a compiere una scelta decisiva.

 

 

PREMESSE

L’allestimento del monologo “Maria Sotterrata” è stato la tappa conclusiva di un progetto durato un anno e mezzo, iniziato con un lungo lavoro di ricerca sul territorio friulano. Dopo aver conosciuto ed intervistato decine di persone sopravvissute, abbiamo sviluppato la drammaturgia dello spettacolo che ha debuttato a Gemona del Friuli nell’agosto del 2016. Questa prima versione è stata un omaggio alla popolazione di Gemona e dei paesi limitrofi, le cui storie sono state il materiale vivo e fertile che ha dato vita ai nostri personaggi.
Da quel momento ci è parso chiaro che non ci bastava e non ci interessava restituire una ricostruzione storica dei fatti avvenuti nel ’76 (di spettacoli e documentari sul terremoto ne sono stati creati molti).
Volevamo dare vita ad una storia che si ispirasse sì a quelle vicende, ma che andasse anche oltre.
Il terremoto è diventato quindi l’evento scatenante di una storia più universale: quella di una giovane ragazza imprigionata sotto le macerie della propria casa, ma anche sotto le macerie delle proprie paure e dei propri limiti.

Dalle testimonianze e dalle suggestioni raccolte abbiamo creato la vita di Maria Fantìn, che è diventata per noi rappresentante di un’intera generazione di giovani alla ricerca di un’identità, bloccati nel “limbo” della non-decisione, della non-azione. Nella nostra lettura, quelle stesse macerie, sono diventate gli ostacoli che ciascuno di noi prima o poi è costretto ad affrontare, e ci raccontano di come qualsiasi vita “ordinaria”, ad un certo punto, possa diventare straordinaria.

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