QUALCOSA A CUI PENSARE

distorsione di un discorso amoroso

 

di Emanuele Aldrovandi

regia_Vittorio Borsari

con_Roberta Lidia De Stefano e Tomas Leardini

scene e costumi_Tommaso Osnaghi

video Editing e musiche_Francesco Lampredi

organizzazione_Valentina Brignoli

produzione CHRONOS3

con il contributo del Bando Giovani Direzioni 2015 – Centro Teatrale MaMiMò

 

Commedia romantica che vede sulla scena Jeer e Plinn (Giacomo e Paola) coinquilini quasi trentenni, specchio di una generazione spudorata, illusa e ironicamente incosciente, costretti a confrontarsi con le gioie e le difficoltà che questo momento cruciale della loro vita comporta oggi in Italia.

Qualcosa a cui pensare è però anche un gioco raffinato di seduzione che inserisce i due giovani all’interno delle più tradizionali dinamiche di coppia e che produce immediata empatia tra i personaggi e il pubblico, generando in quest’ultimo una leggera comprensione divertita.

Un’opera ironica e appassionata, più simile ad un ricordo o ad un sogno: il piccolo ritratto di una generazione che vuole cambiare pelle e trovare una propria identità da proiettare nel futuro.

NOTE DI DRAMMATURGIA E REGIA

 

“....Il problema. Il problema. Come faremo a cambiare il mondo, a guardare avanti, a uscire da questa impasse che io mi sento addosso da quando sono nato, e che vedo anche addosso ai miei amici, alle mie amiche, ai miei compagni di università, a te, come faremo a prendere in mano la nostra vita, qualunque cosa essa sia, come faremo a fecondare il futuro, se... se non siamo neanche in grado di riuscire a fecondarci a vicenda?”

In un’epoca di crisi globale e identitaria, di terrorismo e instabilità politica come si può venirne a capo? Come si può trovare il giusto pensiero, la giusta guida, per prendere il largo e navigare senza paura?

In Qualcosa a cui pensare è una giovane coppia di coinquilini a indicarci una strada possibile attraverso la rivelazione della loro anima insicura e mutevole.

Jeer e Plinn sono due quasi trentenni. Pieni e vuoti al tempo stesso. Liberi e dipendenti. Fragili e duri, come solo questa generazione sa essere.

La sottile, ma persistente, storia d'amore che attraversa tutte le scene dello spettacolo è assolutamente sorprendete e spiazzante e al di fuori dei “binari tradizionali”. E' finta e contemporaneamente onesta, coraggiosa e paurosa allo stesso tempo, così come molti dei progetti di vita dei trentenni oggi. In un momento storico come il nostro in cui tutto sembra desiderabile e potenzialmente raggiungibile, il grande dramma di un giovane è proprio quello di ritrovarsi bulimicamente in preda al non saper cosa fare e cosa pensare di sé, per il futuro della sua vita.

La struttura dello spettacolo si sviluppa per quadri e il plot si dispiega attraverso un susseguirsi di situazioni drammaticamente comiche vissute dentro le mura di un appartamento cittadino.

Lo spazio scenico è vuoto, nudo e delimitato da un quadratone di moquette a terra e da un fondale, che sarà anche schermo per le proiezioni.

Il video sarà protagonista, insieme ai due attori, con tre funzioni: scandire ritmi tra i diversi quadri, usato come fondale così da poter anche entrare in relazione con la scena; approfondire le diverse tematiche affrontate dai due protagonisti; e visualizzare infine i concetti relativi alla fisica presentati (studio del pensiero, sinapsi, le gallassie e i buchi neri). Le animazioni saranno per di più astratte, legate sia al mondo della fisica, che a elementi concreti presenti nel testo (come: il videogioco Super Mario, le strade cittadine, la caduta da un palazzo per suicidarsi, ecc. ecc.).

Lo schermo offrirà forma alle paure sul futuro che occupano gli inconsci dei due protagonisti: la dialettica tra testo e immagine darà soprattutto respiro ai piccoli dettagli che portano ai grandi accadimenti del plot.

La bellezza e la potenza di questo progetto sta nella volontà di mostrare le anime, il pensiero e i sentimenti dei personaggi, esclusivamente attraverso la parola: quest’ultima è costantemente sul crinale tra la verità e la menzogna, e perennemente in bilico tra due pensieri che vengono immaginati nello stesso momento reali, anche quando uno di questi due è semplicemente pieno di paura e disagio esistenziale.

Il caos fa parte della vita e dal caos questa storia cerca di uscire attraverso uno sviluppo drammaturgico non cronologico, bensi ispirato proprio alla teoria fisica del caos: attraverso salti avanti e indietro nel tempo che piano piano rivelano un ordine generato proprio dall'incontro di Jeer e Plin. La progressione drammaturgica non fa altro che dipanare la bipolarità dei personaggi, congenita in questa storia, portando lo spettatore a ridere e soffrire per la difficolta di un discorso amoroso delle nuove generazioni.

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